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SALUZZO E DINTORNI
Storia
Tra il Po e il torrente Varaita, sul limitare di colli che già sfumano verso la pianura, sorge Saluzzo, patria dello scrittore risorgimentale Silvio Pellico (17891854). Centro storico-artistico tra i più importanti del Piemonte, la città fu capitale di un marchesato la cui storia ebbe inizio intorno alla metà del XII secolo: né smentisce la sua nobiltà lo stesso toponimo, probabile continuazione del diminutivo salucula, cioè "villa signorile". Malgrado gli sviluppi due-trecenteschi e la discreta fioritura rinascimentale, l`esistenza di tale organismo statale fu però sempre alquanto precaria, fino a quando, con il trattato di Lione (1601), esso non fu assegnato a Carlo Emanuele I di Savoia. Al periodo medievale risalgono le mura fatte costruire da Tommaso I(1244-96) insieme al castello, sulla sommità del borgo, ampiamente rimaneggiato da Carlo Alberto nella prima metà dell`Ottocento per adibirlo a carcere. Quattro-cinquecenteschi sono invece i maggiori monumenti civili e religiosi cittadini: tra i primi ricordiamo la Torre civica (1460) e soprattutto Casa Cavassa, simbolo del rinascimento saluzzese, con decorazioni e arredi di ispirazione padana: essa è sede del Museo civico, che custodisce mobili di varie epoche, affreschi, dipinti e cimeli.
La facciata interna è ornata dal ciclo pittorico a grisaille - cioè con riproduzione delle luci e delle ombre mediante tonalità di grigio - delle Fatiche di Ercole, attribuito al pittore Hans Clemer, autore anche della tavola con la Madonna della Misericordia (1498-99) nella sala De Foix, la più bella e importante dell`edificio. L`architettura sacra risponde con la tardogotica cattedrale, eretta tra il 1491 e il 1501 sul luogo dell`antica pieve di Santa Maria, appena fuori delle mura: la facciata, con paramento in mattoni a vista, ha al centro un portale su cui svetta un`alta ghimberga, il caratteristico frontone appuntito dell`architettura gotica, mentre all`interno, impostato su tre navate coperte da volte a crociera, spicca un pregevole polittico dello stesso Clemer (1500 ca.). Di forme gotiche è anche la chiesa di San Giovanni, duecentesca ma ampliata a più riprese fino al 1504, data di conclusione dei lavori all`abside, nella quale ha trovato accoglienza la cappella sepolcrale dei marchesi di Saluzzo, superbo esempio di arte gotico-borgognona. Annunciata da un campanile a bifore del 1370, la semplice facciata introduce a un interno ampio e solenne nel quale si segnala un ciclo di affreschi del pittore Pietro da Saluzzo, attivo intorno alla metà del Quattrocento.
Attrazioni
Saluzzo offre numerosi ristoranti e alberghi, oltre a locali notturni che si snodano dal centro storico verso la Saluzzo più recente.
Da visitare
Dall’attuale Piazza Risorgimento, un suggestivo percorso di visita si snoda dalla grandiosa Cattedrale di Maria Vergine Assunta, eretta tra il 1491 e il 1511 per ospitare il seggio vescovile.
Attraverso la porta S. Maria (1379) e la medievale via Volta (i "Portij Scür") lungo l'antico Vescovado, si raggiunge la scenografica piazzetta dei Mondagli, uno degli angoli più suggestivi del centro storico. Qui si affacciano la Biblioteca Civica, il Monastero dell'Annunziata e la casa dove nacque nel 1789 lo scrittore carbonaro Silvio Pellico. Di lì, con rapida salita dal pilone raffigurante San Chiaffredo, patrono della città, attraverso le vie Muletti e Valoria superiore si giunge alla Salita al Castello, il centro della vita sociale ed economica del Marchesato, definita da eleganti palazzi nobiliari del sec. XV. Spiccano tra gli altri il palazzo Della Chiesa d'Isasca il palazzo delle Arti Liberali e l'Antico Palazzo comunale, dominato dalla torre civica. che con i suoi 48 metri di altezza, costituisce un eccezionale punto panoramico sulla città, la pianura e la cerchia del Monviso.
Culmine del borgo medievale è la piazza Castello, con al centro la storica fontana della Drancia e sormontata dall'imponente torrione della Castiglia, l’antico castello inferiore dei Marchesi.
Scendendo verso il Belvedere, il convento di San Giovanni (sec. XIII-XVI) racchiude dentro la spoglia facciata veri tesori d’arte, come le tre splendide navate, l’abside con la cappella sepolcrale dei Marchesi, il chiostro quadrato, il refettorio e la sala capitolare, che ospita la cappella funebre dei Cavassa (1510 circa). Il complesso è sovrastato dal campanile con al sommo il gallo segnatempo filofrancese.
Proseguendo in via San Giovanni, si giunge a Casa Cavassa, oggi Museo Civico, un tempo signorile dimora dei Cavassa, vicari generali dei Marchesi. Restaurata a fine ‘800 da Emanuele Tapparelli d’Azeglio, presenta una sequenza di sale con soffitti lignei dipinti, pareti decorate e arredi in stile e d’epoca, affreschi e quadri, tra cui la Madonna della Misericordia, capolavoro di Hans Clemer (1499).
Uscendo da Casa Cavassa si fiancheggia il settecentesco palazzo dei marchesi del Carretto. Vicina è la chiesa di S. Bernardo (sec. XIV-XVI) da cui, seguendo la strada omonima, si arriva in via Griselda, intitolata a un’eroina del Decameron di Boccaccio. La strada, fiancheggiata da edifici settecenteschi, conduce al Municipio, costruito nel 1726 quale collegio dei Gesuiti su progetto dell'architetto Francesco Gallo. Da via Palazzo di città si giunge in piazzetta San Nicola, su cui prospettano la chiesa di San Nicola e la suggestiva confraternita della Misericordia (detta anche "Croce nera").
Ritornati in via Palazzo di città, attraverso la Porta Vacca si entra nei quartieri ottocenteschi, sviluppatisi fuori dalle mura grazie all’apertura dello scalo ferroviario (1856). Infine, proseguendo lungo Corso Piemonte verso la Valle Po, s'incontrano l’ex Caserma Mario Musso (l’antico quartiere di Cavalleria), la Chiesa di S. Agostino e il Santuario della Consolata, con il caratteristico campanile romanico.
Prodotti tipici
La cucina saluzzese è quanto mai variegata; potendo avvalersi di prodotti freschi e genuini, spazia dai piatti semplici della tradizione a quelli più elaborati di una sapiente cultura gastronomica, promossa da numerosi ottimi ristoranti, che giustificano l’imbarazzo della scelta.
Dopo una nutrita serie di antipasti, celebrati da una sagra che si svolge nella frazione Via dei Romani, tra la fine di luglio e i primi di agosto, la gastronomia locale ci offre gustosi primi piatti,mentre la razza bovina piemontese, fiore all’occhiello della zootecnia di queste parti, offre carni di ottima qualità, essenziale per la buona riuscita di ogni “secondo” piatto.
Tra le carni bianche, molto apprezzata è la gallina Bianca di Saluzzo, razza valorizzata anche da un presidio Slow Food.
In tutti i menù è presente un’ottima scelta di blasonati formaggi delle vicine valli, come il Castelmagno D.o.p, il “toumin dal Mel”, il Nostrale, la Toma d’Elva.
Ma il posto d'onore nei prodotti del territorio spetta alla frutticoltura, coltivata da attenti produttori ed esportata in tutto il mondo. Il saporito cesto di frutta è ricco di pesche, albicocche, susine (il tipico “ramassin” della collina), mele, pere e kiwi. I prodotti agricoli, di assoluta eccellenza, sono gli indiscussi protagonisti sia del cosiddetto “mercato delle donne” (el mercà d’le fômne) che si tiene tutti i sabati nella suggestiva cornice di via Volta, sia della “fiera di Sant’Andrea”, radicata nei secoli sin dai tempi del Marchesato.
Nell'arte bianca, i pasticceri propongono i “Saluzzesi al Rhum”, le “Dolcezze alla nocciola”, le “Castellane”, dolci prelibatezze a base di cioccolato.
Tra i vini d.o.c “Colline Saluzzesi”, prodotti dal locale consorzio, troviamo l’amabile “Pelaverga” già protagonista sulle tavole dei Marchesi, e il “Quagliano”, ottimo vino da dessert.
Da non dimenticare che uno dei migliori vini del mondo porta il nome di Saluzzo: è lo Chateau d’Yquem Lur-saluces, prodotto nella prestigiosa zona vinicola di Sauternes.
CASTELLAR
Storia
Feudo dei marchesi di Saluzzo, il paese è sorto ai piedi di uno sperone roccioso dominato da un Castello del secolo XIV.
Restaurato e rimaneggiato in epoche successive, il castello venne trasformato in residenza signorile.
L'attuale proprietario ha curato l'allestimento di un apprezzabile Museo delle uniformi del Regio Esercito Italiano che documenta l'evoluzione dell'uniforme militare dall'Unità d'Italia alla seconda guerra mondiale.
Sono inoltre degne di nota la Parrocchiale e la Cappella di San Ponzio che conserva importanti affreschi attribuiti alla scuola di Pietro da Saluzzo.
Attrazioni
IL CASTELLO DI CASTELLAR: domina dalla collina il paese, è una solida costruzione sovrastata da una torre slanciata e coronata da una merlatura ghibellina: finestre bifore e ponte levatoio completano la nobile dimora feudale. Durante le aperture sono visitabili anche i sotterranei ed il giardino, da cui si può ammirare un vasto panorama sulle circostanti colline della Valle Bronda. Nella scuderia e ha trovato posto un'interessante MUSEO ETNOGRAFICO.
LA CHIESA PARROCCHIALE: dedicata all'Immacolata Concezione di Maria, risale al 1725 ed ha un'armoniosa struttura barocca.
LA CAPPELLA DI S.PONZIO, la cui parte più antica, l'abside risale al XIII secolo. Restaurata nel 1968 e nuovamente in occasione del Giubileo del 2000 (inserita nel Progetto Mistà) mantiene un suggestivo aspetto rustico e presenta all'interno una serie interessante di affreschi datati 1450 e attribuiti a Pietro da Saluzzo.
IL CASTELLO DELLA MORRA: di proprietà privata, circondato da un magnifico parco, ricco di piante secolari; di antica origine il castello ricostruito da Ludovico II nel 1490, fu in seguito ancora rimaneggiato. Oggi la tenuta della Morra è riserva di caccia.
LE ESCURSIONI
- pista ciclabile lungo la via delle Acacie collega Castellar con Saluzzo costeggiando il torrente Bronda. Il paese offre parecchi spazi attrezzati per le attività all'aria aperta: calcio, bocce, equitazione, percorsi naturalistici a piedi e in rampichino, caccia e pesca.
Calendario eventi
1° Domenica di Maggio Festa di San Ponzio
1° - 2° Domenica di Maggio Festa degli Spaventapasseri
2° Domenica si Settembre Festa Patronale “Natività di Maria”
Ottobre, anni dispari Mostra Mercato “Antichi Profumi e Sapori di collina” (biennale)
Prodotti Tipici
Castellar offre diversi prodotti eno-gastronomici: dalle mele a coltivazione biologica ai tipici “ramassin” (susine il cui nome pare derivi da un condottiero di saraceni che intorno all’anno mille invasero queste terre), dalle pesche e kiwi genuini fino alle uve del famoso vino Pelaverga. Già ricercato dagli antichi Romani, il Pelaverga entra nella storia nel 1500 quando Margherita di Foix, Marchesa di Saluzzo, inviò in dono al Papa Giulio II Della Rovere un assaggio. Il Sommo Pontefice ne fu così entusiasta che si risolse ad assegnare un vescovo a Saluzzo. Dal 1992 la Società Produttori Pelaverga Valle Bronda garantisce la qualità del vino, amabile, non forte, dal colore rubino e trasparente. Nel centro del paese si trova la Cantina del Pelaverga dove è possibile degustare questo vino, da accostare ad un buon pasto rustico all’Enocaffè Bicerìn o raffinato al Ristorante Sarvanot, entrambi sulla via Maestra.
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